Decolonizzare Porto Rico, liberare chi lotta per l'indipendenza!
di Socorro Gomes, presidente del Consiglio Mondiale della Pace
Decolonizzare Porto Rico, liberare chi lotta per l'indipendenza!
23 Maggio 2016 10:58 Internazionale - America Latina e Caraibi

di Socorro Gomes, presidente del Centro
Brasiliano di Solidarietŕ ai Popoli e Lotta per la Pace (Cebrapaz)*
da cebrapaz.org.br
Traduzione di Marx21.it
Marx21.it, promuovendone la conoscenza anche nel nostro paese, aderisce alla
campagna internazionale per la liberazione di Óscar López, detenuto da 34 anni
nelle prigioni statunitensi, per la sua partecipazione alla lotta per
l'indipendenza e l'autodeterminazione di Porto Rico.
Óscar López Rivera č un portoricano detenuto da 34 anni negli Stati Uniti
per la sua lotta per la decolonizzazione del suo paese. Alla guida delle Forze
Armate di Liberazione Nazionale (FALN) ha combattuto per l'indipendenza di
Porto Rico, occupato dagli Stati Uniti fin dal 1898.
Nel 1981 Rivera č stato condannato a 55 anni di prigione negli Stati Uniti,
accusato di “cospirazione per la sedizione” e altre azioni relative alla sua
lotta per l'indipendenza di Porto Rico. Nel 1988, altri 5 anni sono stati
aggiunti alla sua pena per “avere cospirato allo scopo di evadere dalla
prigione”. Movimenti sociali internazionali, anche negli Stati Uniti,
denunciano vigorosamente la persecuzione e l'oppressione imposta dalle autoritŕ
imperialiste a coloro che difendono la libertŕ del proprio popolo.
Precedenti della colonizzazione
L'Impero spagnolo aveva colonizzato Porto Rico per piů di 400
anni. Nel 1897, la Spagna aveva concesso autonomia al paese in risposta alla
rivolta portoricana per l'indipendenza. La resistenza alla colonizzazione ha un
vasto retaggio storico. Capi indigeni come Agüeybaná si erano giŕ ribellati
contro gli invasori spagnoli dal secolo XVI.
Alla fine del secolo XIX, i Criollos si erano organizzati per
contestare la colonizzazione spagnola, lottando per l'indipendenza di Porto
Rico. Sollevazioni popolari si ispirarono agli ideali liberatori di Simón
Bolívar e alla lotta comune latinoamericana contro l'Impero spagnolo, con capi
come António Valero de Bernabé, il “Liberatore di Porto Rico”, e María de las
Mercedes Barbudo, che organizzarono diverse ribellioni popolari.
Sotto la pressione della forza e dell'impegno dei portoricani nella lotta per
la loro indipendenza, le autoritŕ spagnole, sconfitte, riconobbero l'autonomia
portoricana nel 1897, attraverso la Carta dell'Autonomia.
Tuttavia, cercando di imporre la propria egemonia nella regione, gli Stati
Uniti reclamarono il possesso sull'isola portoricana attraverso il Trattato di
Pace di Parigi, firmato nel 1898 a conclusione della guerra con la Spagna. La
transizione illegale fině per imporre un nuovo destino a un popolo che lottava
con fermezza contro la colonizzazione: invece dell'indipendenza, la nuova
colonizzazione, quella statunitense. I portoricani tornarono a organizzarsi per
resistere formando partiti che sarebbero stati bersaglio dei massacri e della
repressione statunitense.
Gli USA instaurarono il loro dominio su Porto Rico in contrapposizione alla
volontŕ del popolo, radicando le loro corporazioni sul territorio soprattutto
nelle piantagioni, garantendo gli interessi degli imprenditori statunitensi.
Ricercatori hanno descritto come il paese sia stato, cosě, trasformato in un
territorio per gli affari commerciali agricoli degli USA, per la localizzazione
strategica delle loro basi militari e per l'installazione di raffinerie di
petrolio. La colonizzazione statunitense mette le sue radici attraverso
l'occupazione illegale di Porto Rico, con una politica dichiarata di controllo
imperialista del vicinato caraibico e latinoamericano.
La resistenza e la lotta per l'autodeterminazione
Nel decennio 1950, in presenza della proliferazione di partiti
nazionalisti, ma anche della vittoria elettorale di una forza favorevole
all'avvicinamento agli USA, lo statuto di Porto Rico divenne quello di uno
Stato Libero Associato, membro del Commonwealth. Diversi movimenti
nazionalisti si ribellarono denunciando la Costituzione del 1952, soggiogata
alle leggi statunitensi e a istituzioni in cui i portoricani non sono
rappresentati.
Nonostante la repressione sistematica dei movimenti nazionalisti, la resistenza
contro la colonizzazione riprese forza nei decenni del 1960 e 1970 attraverso,
anche, la lotta popolare armata. In America Latina e nei Caraibi la dirigenza e
i movimenti sociali progressisti e antimperialisti hanno manifestato
frequentemente la loro solidarietŕ con la lotta dei portoricani per
l'indipendenza, denunciando la vergognosa insistenza colonialista degli USA.
Negli Stati Uniti, i partiti che si alternano al potere rifiutano una
discussione seria sull'indipendenza di Porto Rico, mentre i repubblicani
invocano la sua incorporazione come uno degli stati federali del paese.
Quattro plebisciti controversi hanno avuto applicazione in 45 anni, dei quali
l'ultimo si č svolto nel 2012. Diversi critici hanno denunciato mancanze
strutturali e persino concettuali, mettendo in guardia anche sulla mancanza di
chiarezza dei quesiti. Nel 2012, il 54% dei portoricani che hanno partecipato
hanno respinto lo statuto di membri del Commonwealth, mentre il 26% dei
partecipanti ha risposto alla seconda domanda, in merito alla preferenze su tre
opzioni del futuro.
La lotta del popolo portoricano per l'indipendenza č una questione
internazionale, riconosciuta come legittima in varie risoluzioni dell'ONU per
la Decolonizzazione. Anche la Dichiarazione dell'ONU sulla Garanzia
dell'Indipendenza a Paesi e Popoli Colonizzati (Risoluzione 1514 dell'Assemblea
Generale), del 1960, riconosce “il forte desiderio di libertŕ in tutti i popoli
dipendenti e il ruolo decisivo di tali popoli nella conquista della loro
indipendenza”. Per questo la repressione rappresenta un affronto al diritto dei
popoli alla lotta per l'autodeterminazione, che sfocia nella persistente
persecuzione politica
Campagna internazionale
Il Centro Brasiliano di Solidarietŕ ai Popoli e Lotta per la Pace
(Cebrapaz), insieme ad altri movimenti sociali di diversi paesi, promuove una
campagna per la decolonizzazione di Porto Rico, uno dei 16 territori non
autonomi ancora registrati dall'ONU in pieno secolo XXI.
Impegnato contro ogni forma di occupazione e colonialismo, contro
l'imperialismo e i calcoli geostrategici per la dominazione dei popoli, il
Cebrapaz si impegna anche per la causa portoricana, invitando i suoi membri e
nuclei statali a includere nelle loro combattive agende questa giusta causa per
la libertŕ del popolo portoricano che fronteggia la colonizzazione
statunitense.
Inoltre, sottoscriviamo anche la campagna internazionale per la liberazione di
Óscar López, perseguitato per la sua determinazione nella lotta contro la
colonizzazione del suo paese e incarcerato da piů di tre decenni negli Stati
Uniti.
Invitiamo i membri e i nuclei statali di Cebrapaz a dare impulso alla campagna
con iniziative per la liberazione di Óscar López e per la fine del
colonialismo, esigendo dagli Stati Uniti la decolonizzazione di Porto Rico.
Contiamo sull'impegno dei membri di Cebrapaz.
*Socorro Gomes č anche presidente del Consiglio Mondiale della Pace